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Stéphanie Hochet, le blog officiel

Presse,présentation, analyse des romans, articles, interviews littéraires


Les éphémérides deviennent Le effemeridi

Publié par Stéphanie Hochet http://stephaniehochet.net/ sur 10 Mars 2013, 13:53pm

Catégories : #Les Éphémérides

   Invitée par les éditeurs de La Linea, maison d’édition italienne située à Bologne (http://www.edizionilalinea.it/), je me suis rendue à Milan et Bologne pour présenter ces éphémérides devenues effemeridi sous la plume de la traductrice Monica Capuani. De beaux moments d’échanges avec l’institut français d’Italie (et son Festival de la Fiction française), les libraires et ceux qui sont venus aux rencontres.

 

    L’Italie « sans tête » depuis les élections qui ne donnent aucun parti clairement vainqueur, privée de pape à cette date, m’a paru néanmoins pleine de ressources spirituelles, pressée de débattre.

 

 

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Stephanie Hochet

Passano i Maya, ma il fascino delle profezie resta. Francese, 37 anni, diversi libri all’attivo, già premio Lilas 2009 e Thyde Monnier 2010, con Le effemeridi(La Linea) esordisce in Italia e racconta i tre mesi che precedono il 21 marzo 2013, una data da nulla: quella della scomparsa dell’umanità. Protagonisti: Tara, prostituta sadomaso in un club esclusivo di Glasgow; Simon pittore londinese malato terminale ma felice perché non sarà il cancro a ucciderlo; Sophie, parigina, madre ansiosa e possessiva. E per Amélie Nothomb è «il più affascinante romanzo sulla fine del mondo».

Stéphanie Hochet è stata all’Ibs bookshop giovedì, a intervistarla Jadel Andreetto dei Kai Zen interessato prima di tutto alla scelta dei personaggi. La Hochet sorride: «me lo chiedono tutti! È che volevo parlare della bizzarria del mestiere di Tara. Mi sono informata, fatto interviste e ho scoperto che in fondo è una che crea drammaturgie per uomini che hanno bisogno di essere dominati e puniti. Ma non potevo usare solo la sua prospettiva, mi servivano più angolature, e una collisione tra personaggi». Magari anche legati tra loro: così ecco il pittore «ispirato a Bacon e la madre che vive la follia più banale, ma diabolica: la quotidianità nella banalità del male».

La storia si svolge tra Gran Bretagna e Francia, dove tutti continuano a lavorare nonostante la fine imminente, o sono presi da un desiderio di saccheggio. Ma in realtà, per quanto possa dire la Nothomb, secondo Andreetto «l’apocalisse sembra una scusa per raccontare queste figure», e la Hochet non ha problemi ad ammetterlo: «parlo di un Annuncio, di un momento in cui è predetta con precisione una catastrofe. Ma resta tutto molto vago. Si sa che accadrà il giorno dell’equinozio, ma non do tutte le chiavi e il lettore deve lavorare. Per me è una metafora della finitudine: gli uomini prendono coscienza che tutto finisce in tre mesi, e io faccio solo emergere i comportamenti tra le persone, come scelgono di vivere. Tara cerca un vecchio amore, Simon si libera della paura della morte e finalmente s’innamora di Ecuador, una cantante di fado, e Sophie lascia libera la figlia».

La suite sur

 http://caffeletterario-bologna.blogautore.repubblica.it/2013/03/03/nel-romanzo-di-stephanie-hochet/     



 



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